|
giovedì, luglio 02, 2009 | 23:12
Kilometri di voce.
Un'ugula rossa in fondo alla gola e attorno le parole come fragole grosse, come pomodori, come polmoni.
Cucchiai grossi, non cucchiaini, di zucchero, spolverato sulle mie labbra non come neve ma come granita sollevata dal vento.
Ed infine ecco che schiudo le labbra, pare lo faccia uscire, quel parolone, ed invece no, me ne sto lì, con le labbra allontanate una dall'altra, aspettando quell'ultimo - bacio? - con la mano fortemente premuta sul petto.
link
| francesco, il fervido divieto | commenti (2)
lunedì, giugno 22, 2009 | 02:36
visione completa
la visione completa di link in link sulle parole della citofonella
ho chiaro in mente cosa succederà dei prossimi anni, con le sole deroghe del tempo, di variabili imprecisate ma supponibili, supposte, anche, medicamentose
lo so già eppure nel ventaglio delle varianti sta il gioco, nel progettare un graziosissimo salotto (salotto? sono io che scrivo? un salotto non lo voglio non ce l'ho, cosa me ne faccio? una camera, sì) nell'intercapedine fra due fabbriche, graziosi occhi di puledrini rosa
i capezzoli gonfi
lui sì in sogno, non sogno, va bene così
accanto a me, mentre dormo lo scrigno con dentro tutto l'occorrente per la festa di compleanno di una principessa, anche un principi-pino e poi anche lui, non sogno, in piedi sul suo sgabello dorato
link
| il fervido divieto, pure beauty | commenti (2)
domenica, giugno 21, 2009 | 05:35
Torna presto con la pelle dell'orso.
Conosco solo te tutto il giorno, altri solo alcuni istanti.
Un pezzettino di sogno è più prezioso di un sogno tutto intero.
Non sei un sogno, tu ci sei quando sono sveglio.
Fra tanti anni ci conosceremo, non importa se non dormiremo più insieme, ci rincorreremo.
Quell'uomo alto mi dice che il suo amore non è amore perchè non lo vede fra dieci anni; fra dieci anni noi, chissà, tu sarai alto e muscoloso, io avrò in mano un orsetto di pezza e sarò il tuo bimbo piccolino, la tua ragazzina viziata, il tuo generale.
link
| il fervido divieto | commenti (2)
venerdì, giugno 12, 2009 | 00:33
Double Platinum - Pollame di sogno.
Dal mio letto vedo le cavallette che girano in tondo come farfalle.
Niente baci sulla bocca, specie se a pranzo ho mangiato la frittura di pesce.
Se vengono attivati i comandi vocali quelli tattili non funzionano più.
Abbiamo girato sempre in tondo, sotto la luce farfalla di un giorno.
Eppure sono felice, come chi perpetua la specie.
link
| francesco, il fervido divieto | commenti (2)
sabato, giugno 06, 2009 | 01:57
mes nuits sans Kim Wilde
Les nuits sans Kim Wilde Je m'ennuie souvent
Des fois je me ballade Ça dépend
Je passe des scopitones Des chanteurs sur films
Mais les frères Jackson C'est pas Kim
Sur mon flipper'noir Où tout seul je frime
Je dépense mon énergie A oublier la nuit
Oh quelle étrange affaire Dans mon cœur ce mystère Kim Wilde
link
| il fervido divieto | commenti
martedì, maggio 26, 2009 | 23:21
Erodiade XV - Narraboth 10
Dopo qualche anno dai fatti narrati Narraboth che sta in quel periodo della vita imprecisatocome la nozione di sera nel computo d'una giornata (quella fetta di tempo che sta per alcuni subito dopo il pomeriggio "buonasera" e per altri s'insinua fin nel bel mezzo della notte...) ad ogni modo Narraboth si muove in tale stagione, nè calda nè fredda per tutti, gelida come sempre per lui, gracilino o solamente malinconico... Comunque ecco lui - nè bello nè brutto - camminar per la campagna della Gallia, innevata presuppongo, camminar con addosso calzari pesanti, graziosi e con il collo coperto da una sciarpa e gli occhi tristi ch'emergono appena, sorridenti, di - diremo - mestizia.
Nè carne nè pesce, come sempre, cammina cammina con un fagotto in spalla, nè in esilio nè in vacanza, per altri - vedremo - la condizione sarà più precisa, la presa di parte più radicale, il sentire meno indeciso.
Chiedendoglielo lui vi direbbe che sente nel cuore un dolcissimo freddo, come ghiaccioli appuntiti sulla nuda pelle, e nell'animo (che forse sta in petto come il cuore) una risoluta tenerezza, una completezza di fiducia mal riposta, un fardellino bellino di scontento, poco grave, piccolino.
Chiedendogli anche altro, di lui di lei, di figure paterne e materne direbbe: "vaghezza simpatica, come alla fine di una serata bella e confusa, in un salottino dai divani imbottiti, facendo dondolare un piede dentro scarpe diverse da quelle che porto, stivaletti chiusi da nastri e in mano una coppa con dentro le ultime gocce di champagne o liquore". E chiedendogli ancora dei sentimenti, del lato erotico di questa storia risponderebbe "Temendolo assai ma chiamando sempre a gran voce il suo nome, anzi, no, sussurrandolo, prepotentenemte".
A chi si riferisca lo sa solo lui e - conoscendolo - direi anche che non gl'importa molto di restringere la definizione, di oggettivare, di soggettivare nessuno, uno vale l'altro ma con grande dedizione, grande cura, molta disponibilità affetto... amore si direbbe.
Lui così cammina, vecchino ragazzino, bamboleggiante.
Attraversa un ponticello con sguardo in sè compreso e nel mentre, in un impeto raro, si sporge a guardare dal parapetto, giù nell'acqua, anzi no, non c'è axqua nel fiumicello ma una lastra ghiacciata dove le anatre - quelle a cui i contadini hanno spezzato una parte dell'ala - posson giocare al pattinaggio artistico.
Guarda la striscia di ghiaccio a dorma di fiume che si snoda per la campagna, brulla e innevata e poco più in là vede un puntolino, una sfera, una testa, che si muove, che lo chiama! "Narraboth! vien qui!".
Narraboth è più agile di quanto si pensi dunque in un balzo salta giù dal parapetto e senza scivolare, senza vacillare, saltella veloce sulle lastre di ghiaccio fino alla testa - di lei - che lo chiama, imprigionata nel ghiaccio.
- Salomè!
- Ma come cazzo vuoi, meglio Erodiade, prima o poi. Tirami fuori da qui...
- Ma chi ti ci ha messo!
- Ma chi vuoi che mi ci abbia ficcato qui? Son cascata, idiota.
- E' la maniera di chiedere aiuto?
- Tirami fuori!
- Mi scusi, a melapena ci conosciamo io e lei, mi dai un minuto per racapezzarmici...
- Veloce! Sto congelando!
(A ben vedere lei batte i denti fra un ordine imperioso e l'altro e si capisce bene che sotto muove la gambe nell'acqua gelatissima per non assiderare)
Narraboth con le mani nude spacca veloce il ghiaccio e con un braccio solleva la bellissima vecchia befana regina, tutta gocciolante di freddo, con la solita veste di nera medusa appiccicata al corpo nodoso d'acciaio indistruttibile...
- Tutto sommato siamo una bella squadra io e te Narraboth, se continui a fare il bravo ti nominerà capitano delle guardie...
- Quali guardie signora?
- L'esercito, la ciurma, il coro.
Si stiracchia la vecchia, cammina fino alla riva, senza vacillare, appena un po' tremolante, il sole bianco dell'inverno le asciuga la veste.
- Non si prenderà un malanno? Ecco guardi, si asciughi col mio mantello... La porto a casa?
- Ma quale malanno? Quale casa? - ridacchia la vecchia gracchiante, sinuosa cornacchia.
Narraboth un po' più leggero, in giacchetta e la vecchia megera col suo mantello in spalla s'incamminano.
- Mi perdoni ma deve spiegarmi, com'è finita imprigionata nel ghiaccio?
- Mi trovo in questa terra in esilio, pensi, io, una regina! Esiliata! Attraversavo il fiume e d'un tratto, a causa dell'inzio del disgelo evidentemente, il ghiaccio s'è aperto sotto i miei piedi, son caduta nelll'acqua e subito due lastre gelate si son richiuse attorno al mio collo! Se non fosse stato per questo grosso collare d'argento il ghiaccio m'avrebbe decapitata! Ah ma ci vuol ben altro dell'inverno di Gallia per mettermi fuori gioco. Su capitano, andiamo, c'è da fare, Parigi è lontana... La prenderò con me nella mia guerra di conquista.
- Di conquista?
- E' evidente. Se vuoi qualcosa, se vuoi qualcuno devi prendertelo ed io voglio...
- Iokanaan?
- Ma va là, è dalla seconda pagina di questo scritto che non lo voglio più... uno vale l'altro... Io voglio...
- Oh non importa.
- Che ne so... il mondo.
- Andiamo.
link
| salome superstar, narraboth | commenti (1)
sabato, maggio 16, 2009 | 02:21
Deluse spume.
Non devo più mordicchiare l'impugnatura del ventaglio; mia madre non me ne comprerà uno nuovo finchè non smetto.
Qualcosa non è meglio di niente del tutto.
Non conosco l'amicizia, non conosco la fede, non conosco il nome scientifico della pianta d'edera.
Non c'è grazia in questa seconda metà del mese, dell'anno, della vita mia.
Non ho più bisogno di scriver su quelle pagine perchè son io la sdentata guerriera. Però un domani voglio essere come mio padre; non avevo mai razionalizzato questo pensiero fino ad ora: mio padre è il mio modello di vita. Sono il mammifero più comune della terra. Tutte le altre parole sono la mia attività decorativa.
link
| il fervido divieto | commenti (3)
domenica, aprile 26, 2009 | 15:46
Crisantemi nei vostri cannoni.
photo credit: countrypolitan
Nel sesso va bene un rapporto più o meno paritario ma fuori dal letto sei tu il capo.
Bello immaginarlo, difficile da concretizzare.
Non importa, non importa ora sulla nave pirata con le vele stracciate, con le vele di pizzo grigio fumè, con le vele ritagliate coscenziosamente dal tempo, dal tempo atmosferico.
I denti dei trichechi sono le zanne dell'elefante, il ventre della balena è il ventre dell'architetto. Jonathan arredatore d'interni.
Il mio odio è leggero e delizioso e il mio amore è furente.
Credo si senta così un contadino soddisfatto di spaccarsi la schiena nei campi ogni giorno; la casa sottosopra e la stalla ordinata.
link
| francesco | commenti (12)
mercoledì, aprile 08, 2009 | 22:44
Una bimba che desiderava tanto un pony.
Son vittima del rigore cherubino di quattro labbra serrate.
Sto in un ottimo languore che solo la distanza, venerdì, sabato e domenica allontanerà.
Did he said "Gimme Motown" or was it "gimme more time"?
link
| francesco | commenti (6)
lunedì, aprile 06, 2009 | 21:51
Jazz stuzzichino
Non sapevo che piano o d'un tratto, comunque senza rendermi conto del percorso, mi sarei trovato alla meta di questa stramba primavera, solerte di una pazienza sinuosa, ammaliante ed ammalorante, a mio agio. Non sapevo neppure che i miei piaceri piano o d'un tratto sarebbero diventati quelli lunghi e sordidi di libri perentori, le cui pagine strabordano ben al di fuori delle copertine.
Non sapevo che... Non sapevo e mi sarei accucciato fra le gambe lunghe di diversi suddetti letterari personali, letterati e letterate, pomposi ed ingenui, con gli occhi stellati ben più dei miei, come le lontre dell'ultimo post ma ben più ampi, solidi, nei cassetti del mio bagno e sulla scrivania: tomi della voluttuosa "profondità" facilissima, dei goduriosi imperativi, detestati dal mio amore latente, segreto ed inconfessabile per il dogma-semplice.
Fra quelle pagine in cui m'immergo s'insinua - invece - asciutto lo stinco lucidissimo arma ed arto, di lui, impensato, lui con gli occhi oltre allo stinco e allo sterno, duplici, di deliziosa malevolenza celestrina.
La mia schiena a pezzi dalle fatiche pur sempre contadine s'abbandona alle macchine e ai programmi dentro i calcolatori e nel mentre fra le pagine di cui sopra architetta armate e flotte, di formiche le une, di barche di carta le altre per combattere di sfinimento, di semplicissima lentezza... combattere lui.
Così per farla breve, per riassumere, con leggera esitazione affermerò, canterò e decanterò nella mia acqua, cantando dall'acqua semplice della mia vasca da bagno le lodi e le odi di uno stinco di vitello, buonissimo, succulento, da cucinare, avvolto in un foglio di carta.
Non scherzo, non faccio ironia, a questo giungo contento, appagato, all'abbondanza e all'opulenza del banco sempre colmo di viveri, di pietanze perfette non ancora cucinate, da cucinare, cenoni, pranzi della domenica, lunghe cene da romanzo. Tutto di là da venire, come la primavera, d'un tratto o forse mai, è uguale, è semplice e banale.
link
| francesco, il fervido divieto | commenti
|